vita da neogenitori, istruzioni per l'uso

I neogenitori hanno bisogno di partire attrezzati.

Chi mette alla luce un figlio si appresta ad entrare in una parentesi della propria vita in cui le regole cambieranno, inesorabilmente.

Ogni adulto ha sviluppato l’abitudine a certi ritmi, conosce quali sono le sue soglie di stanchezza, quando ha bisogno di una pausa, una ricarica, un momento di pausa. Quanto, quando e come ha bisogno di staccare per ricaricarsi.

Poi spesso accade che questi segnali ci disabituiamo ad ascoltarli,  li mettiamo in secondo piano.

Perchè viviamo in una società centrata sul valore della produttività, che sfrutta proprio lo scarso livello di consapevolezza di sè, che è figlia di un’educazione centrata sull’alquanto discutibile editto: “Prima il dovere, poi il piacere”.  Ma questa è un’altra storia.

I neogenitori, dicevo, entrano in un mondo completamente nuovo. E’ come se l’efficienza della loro batteria subisse un totale stravolgimento: si scarica molto più rapidamente rispetto a quanto accadeva prima.

E, buona notizia, si ricarica altrettanto rapidamente.

Tutto questo cosa comporta?

La conseguenza di questo è la necessità di monitorare costantemente lo stato della propria “batteria”. Il livello di energia che si ha a disposizione.

Come se ci si trasformasse in una sorta di dispositivo elettronico, con l’icona che ben conosciamo sempre visibile, ad indicare a che punto della nostra carica ci troviamo.

Vi consiglio di fare questo esercizio, sia che siate neogenitori, sia che non lo siate.

Può essere utile a chi desidera ribaltare nel proprio piccolo i valori di questa società ad alto rischio di stress, ansia, insoddisfazione.

La regola è: non scendere mai sotto il 50% per troppe ore consecutive.

Quando si percepisce di iniziare a scendere sotto la metà, ci si attiva per pensare a come ricaricarsi un pò entro sera. Ribaltando le priorità a cui si è abituati.

E ciò significa: uscire a correre nonostante la cesta dei panni piena, sdraiarsi sul divano nonostante la lavastoviglie da svuotare, farsi un bagno caldo nonostante la mail da mandare. Bersi una tisana ascoltando musica e ordinare asporto per cena, anziche cucinare.

Perchè la batteria dei neogenitori si scarica più rapidamente?

La batteria dei neogenitori sembra disperdere più velocemente la carica per tanti motivi: calo ormonale nella neomamma, con conseguenti intense ondate emotive. Meno ore di sonno. Più cose da fare. Più cose da fare che non si sa ancora come fare, quindi un “assetto di apprendimento” che richiede una soglia di attenzione e concentrazione molto alta. Meno routines, meno abitudini: anche la più piccola routine personale viene all’inizio stravolta dai nuovi ritmi, e questo porta a perdere quegli “agganci sicuri” all’interno della giornata. Meno tempo da dedicare a sè.

Cosa succede se il livello di energia di una neomamma scende stabilmente sotto il 50%?

Succede che l’umore vira verso tinte di impazienza, nervosismo. Che col tempo poi compare una nota di fondo di appiattimento emotivo, con una perdita di entusiasmo, creatività. E un conseguente, gigantesco e quasi inaffrontabile senso di colpa. E di vergogna, che porta ad isolarsi. Succede che si perda efficienza in tutte le attività della corteccia prefrontale: concentrazione, capacità decisionale, problem solving, creatività, pensiero logico, organizzazione e pianificazione. E che il neonato/a, con la grande apertura e sensibilità del suo nuovissimo e appena collaudato sistema nervoso, assorba queste tonalità emotive e a sua volta le manifesti, aggiungendo fatica ad una situazione ormai sfuggita di mano. Insomma, un disastro su tutta la linea.

Cosa fare, dunque?

Uscire dalla mentalità diffusa in cui si deve essere in primis efficienti per dimostare il proprio valore, il proprio diritto ad esistere. Fare tutto da soli. Cavarsela. Arrangiarsi. Non chiedere aiuto a meno che non ci si trovi sull’orlo di un crollo psicofisico (mai ormai sarà tardi).

Iniziate a chiedere aiuto. A lasciar andare. A seguire il vostro istinto. A far lievitare le ceste dei panni, ad innalzare pigne di piatti sporchi. E poi fatevi aiutare da qualcuno. Una mamma, una suocera, una donna delle pulizie. Una sorella, un’amica. Fatevi preparare la cena. Ordinate il pranzo da asporto. O semplicemente, rimandate ciò che non avete voglia di fare e che non sia essenziale alla sopravvivenza a quando sarete più in forze. Non durerà per sempre questa parentesi: l’equilibrio, dopo i primi tre mesi, si fa strada.

Ci si sentirà più in forma, si riusciranno a fare più cose nelle giornate.

Ma all’inizio no. Non sforzatevi. Scegliete di stare, anzichè fare. Chiedete tanta collaborazione, e rimandate il più possibile le fatiche che non abbiano a che fare direttamente con il bambino.

Sprofondate in una dimensione senza tempo.

Senza doveri, se non quello di badare a voi stessi e al piccolo.

Tutto il resto può aspettare.

State nel qui e ora, respirate a fondo, e godetevi il momento.

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