genitori e figli

Il terzo millennio è un’epoca piuttosto difficile per essere genitori.

I motivi sono tanti, tutti riassumibili in questo concetto: il mondo sta diventando sempre meno a misura d’uomo, e dei suoi bisogni profondi.

Lo strumento principale che può orientare gli adulti nel guidare i bambini verso la vita è l’istinto genitoriale.

Di questo istinto siamo biologicamente dotati tutti, potenzialmente, quando veniamo al mondo, e ad oggi è stato sommerso da strati e strati di altre cose che ci disorientano e che ci tolgono fiducia in ciò che ci suggerisce il nostro intuito.

Un ritmo troppo serrato.

genitori del terzo millennio

Osserviamo quanto è diventato veloce il ritmo di ogni genitore, nel terzo millennio.

Siamo spinti a fare più cose possibili nel minor tempo, poichè i  bisogni che ci illudono di avere si sono moltiplicati, ne sono emersi di nuovi e inaspettati, come l’imparare l’inglese alla scuola materna, che sennò poi è troppo tardi.

L’iniziare il calcio o la danza prima dei sei anni, che sennò poi non puoi diventare un professionista.

Per i genitori l’avere sempre la manicure impeccabile, lo smalto ai piedi anche in inverno, o aver già pianificato le vacanze estive a novembre e quelle invernali ad aprile.

O aver deciso dove fare il pranzo della Comunione almeno sei mesi prima che sennò non si trova posto.

E avere sempre l’erba del giardino non più alta di qualche centimetro, contribuendo all’incessante concerto di tagliaerba che ci sveglia ogni sabato mattina da inizio primavera fino ad autunno inoltrato, anche se poi non si avanza neppure una mezz’ora per starci, seduti in giardino senza fare nulla.

Rallentare per vederli.

In questa corsa affannosa contro il tempo, il momento vuoto non esiste più.

Mentre il vuoto, il tempo lento, la mente libera sono ingredienti essenziali per permetterci di guardare i nostri figli, osservarli con curiosità, fare ipotesi, intuire e immaginare come si sentono.

Esaminando le espressioni del loro volto, il loro sguardo. Ascoltando con attenzione le loro parole e l’intonazione della loro voce quando ci parlano di determinati argomenti.

genitori del terzo millennio.

Stare, anzichè fare.

Un primo allenamento che possiamo fare per riappropriarci della nostra grande e innata competenza nell’affiancare i figli nella vita è imparare a stare, anzichè fare.

E’ qualcosa che da dentro ci sembrerà rivoluzionario: siamo abituati a poter risolvere quasi tutto e subito. Ad agire, a darci da fare, a risolvere, a produrre risultati.

Strare nelle emozioni.

Invece i figli ci chiedono di stare. Di stare nella loro tristezza e abbracciarli, dirci diaspiaciuti, senza dare subito consigli. Opinioni. Punti di vista. Soluzioni.

Stare nella loro paura e contattare la fiducia in loro che portiamo dentro di noi, per far sì che loro la vedano nel nostro sguardo, la sentano nel nostro tono di voce, ancor prima che nelle parole che sceglieremo di dire.

Poi ci sarà sempre un tempo per passare al piano concreto, suggerire qualche strada possibile.

Ma affinchè non venga eretto un muro, o non passi la sensazione che non possono essere competenti nella vita senza di noi, dobbiamo in prima battuta concedere al loro vissuto uno spazio. Uno spazio che sia libero, dalle nostre opinioni e dalla nostra urgenza di risolvere e tornare velocemente alla serenità e all’assenza di perturbazione, affinchè ogni emozione venga riconosciuta ed espressa in tutta la sua potenza, abbia dignità e abbia posto dentro di loro.

Poi arriverà il tempo delle parole, dei consigli, dei punti di vista, dei suggerimenti.

Ma sarà inutile e anzi controproducente se non verrà sempre e in ogni caso preceduto da un tempo in cui semplicemente si sta nella tempesta, senza correre a cercare soluzioni.

Vicini.

Le emozioni hanno bisogno di spazio.

Questa pratica è quanto di più efficace possibile per preparare i figli ad affrontare ogni sfumatura emotiva che la vita presenterà loro.

Poichè senza il nostro intervento immediato, avranno modo di cercare dentro di loro e sperimentare varie strade, varie strategie, vari strumenti, attingendo dal proprio repertorio e allenandosi.

Daranno un nome ad ogni sensazione, impareranno a riconoscerle, e tutte diventeranno pensabili e comunicabili all’esterno.

Tutte le emozioni avranno un posto e una dignità e se noi staremo loro vicini senza cercare prematuramente di abbassarne l’intensità, loro impareranno che sono tutte accettabili e condivisibili.

E lungo tutto il loro percorso di vita si sentiranno autorizzati a cercare supporto, vicinanza, ascolto in chi sarà loro accanto, quando si troveranno in difficoltà.

genitori e figli

Coltivare la fiducia nei bambini: un’abitudine rara nel terzo millennio.

Un’altra caratteristica del tempo in cui viviamo è legata al fatto che sappiamo troppe cose, perchè si è strutturata una rete capillare di esperti che ci insegnano ad ottimizzare ogni dettaglio dell’accudimento.

Grande risorsa, se non fosse che spesso i neogenitori si sentono inadeguati ripetto ai ritmi delle finestre di veglia, o alle tecniche di autosvezzamento, e finiscono per chiedere consulenze a destra e a sinistra, dimenticandosi che, insieme a loro, c’è un altro grande esperto sul campo, la cui voce va ascoltata in primis, prima di capire quale strada prendere: il loro figlio, o figlia.

Sin da piccoli i bambini hanno una competenza enorme rispetto al manifestare i propri bisogni, per cui un passaggio fondamentale è recuperare la fiducia in loro, in ciò che manifestano.

Situazioni frequenti.

Mi capita, in consulenza o nei gruppi, di incontrare madri che mettono in dubbio, a causa di un commento fatto dall’esperto o dal parente di turno, che il proprio bambino si stia nutrendo adeguatamente, quando il bambino stesso dorme regolarmente, non manifesta alcun disagio e fa pipì e cacca come ci si aspetta. Oppure genitori che mettono in dubbio che tenere i bambini spesso in braccio o vicini a sè sia una pratica scorretta, quando i bambini manifestano in modo evidente che la vicinanza dà loro calma e benessere mentre quando ci si impone di tenerli lontani da sè per “non viziarli” manifestano emozioni di disagio e angoscia.

Come stanno le cose?

I bambini sanno di che cosa hanno bisogno e sono spinti biologicamente a manifestarlo, con grande forza e determinazione.

Torniamo a fidarci di loro: se li osserviamo e diamo importanza a ciò che ci mostrano, troveremo in loro molte risposte che nella maggior parte dei casi valgono più del parere di una persona esterna.

E quando crescono, prendiamo la buona abitudine di chiedere direttamente a loro, quando abbiamo dei dubbi che li riguardano. Ci stupiranno con le loro risposte.

Lavorare sulle nostre emozioni per reggere le loro.

emozioni e figli

Un allenamento che può renderci capaci di stare nelle emozioni dei nostri figli è imparare e abituarci, piano piano, a rimanere nelle nostre emozioni. Guardarle senza giudizio, non temerle, ascoltare i messaggi che ci portano. Perchè le emozioni ci parlano sempre dei nostri bisogni e non possono essere ignorate o represse, proprio per non farci rischiare di allontanarci troppo da ciò che ci farebbe stare bene.

Più saremo in grado di sostenere le emozioni che sentiamo dentro di noi, più diventeremo capaci di fare la stessa cosa con loro.

In generale, rimane sempre valido il principio che se si vuole ottenere un cambiamento fuori, si può iniziare ad attuare questo stesso cambiamento dentro di sè. Prima dentro, poi fuori. E se il lavoro dentro è stato fatto con pazienza e costanza, i cambiamenti fuori arriveranno senza particolari sforzi, in modo naturale, e ci sorprenderanno.

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