confini, protezione

Mettere dei confini è uno strumento potente nelle relazioni tra persone. Significa segnare degli stop, delle linee. Dichiarare le proprie condizioni, i propri bisogni.

Perchè mettere confini.

Il confine è uno strumento di gestione fondamentale nel proprio “territorio affettivo”.

Possiamo immaginare, se ciascuno di noi fosse un giardino, che esista un cancello, che regola la possibilità o meno di accedere a questa area più intima e protetta della nostra persona. Non tutti possono e devono stare vicino a noi. Non tutti possono venire a conoscenza di ciò che si muove nel nostro cuore, di ciò che ne influenza il ritmo. Non tutti possono collaborare fianco a fianco con noi nei nostri progetti.

E’ necessario regolare la vicinanza con gli altri, poichè chi ci sta vicino può darci più affetto, più ascolto, più comprensione, ma anche farci più male, a seconda di come sceglierà di comportarsi. La vicinanza affettiva moltiplica il guadagno, ma anche il rischio, nelle relazioni umane.

In più, oltre a questo, anche dentro il nostro giardino è essenziale che esistano delle regole.

Chi sta in questo nostro spazio protetto non deve calpestare i fiori, gettare cartacce. E’ meglio che non accenda fuochi, soprattutto quando c’è vento.

Senza confini e senza regole, chiunque potrebbe fare ciò che vuole nelle vicinanze del nostro cuore, e noi non avremmo nessuna protezione, nessuna garanzia.

 

La rabbia è un’alleata preziosa per mettere i confini.

L’emozione che rappresenta l’ago della bussola in materia di disegnare confini è la rabbia.

Siamo abituati a pensare alla rabbia come ad un’emozione poco conveniente, poco desiderabile. Un’emozione che ci rende persone magari aggressive, o poco piacevoli.

Ma è bene che sappiamo che la rabbia ha una grande utilità, ed è stata selezionata durante l’evoluzione della nostra specie proprio perchè è essenziale per la nostra sopravvivenza. Soprattutto, ora che non viviamo più in jungle popolate da animali pericolosi o tribù nemiche, risulta utile per la nostra sopravvivenza emotiva, e la nostra salute.

Perchè la rabbia protegge il noastro spazio. E tutela i nostri legami, i nostri progetti, i nostri bisogni.

E’ sufficiente pensare alle situazioni tipiche in cui proviamo questa emozione: vedono sempre qualcuno che “invade”, uno spazio fisico, uno spazio relazionale, uno spazio lavorativo o progettuale, oppure “prevarica” o “ostacola” il nostro percorso verso una risorsa, un bisogno, un diritto, un obiettivo.

Seguire e lasciare spazio alla rabbia non significa diventare persone violente, o aggressive. E neppure sgradevoli.

Se impariamo a percepirla e a darci il permesso di esprimerla appena nasce, scopriremo che manifestarla significa semplicemente dire la nostra, affermare ciò che pensiamo e vogliamo, affiancandolo al pensare e al volere degli altri, con l’obiettivo di trovare un compromesso che tenga conto anche di noi.

Senza alzare la voce, senza commettere alcun tipo di prepotenza. Semplicemente, esprimerci e chiedere.

 

Si può sbagliare nel mettere confini?

In materia di confini, sbagliare non è possibile. Perchè siamo mossi dal puro istinto, e l’istinto, per definizione, non può sbagliare.

Abbiamo un sapere innato e profondo rispetto a ciò che vogliamo o non vogliamo, a ciò che ci fa stare bene o ci mette a disagio, a ciò che vogliamo vicino e ciò che vogliamo a distanza.

Non ce lo deve insegnare nessuno.

Dobbiamo solo connetterci con ciò che sentiamo “nella pancia”, dare importanza e diritto di esistere a questi segnali. Tornare ad agire mossi dal nostro istinto individuale. Mettere dei confini è uno strumento potente nelle relazioni tra persone.

Basta pensare ai bambini: se nessuno interferisce o tenta di influenzarli, sanno già sempre e con molta sicurezza ciò che vogliono, e ciò che non vogliono. E bambini lo siamo stati tutti. Tutti abbiamo dentro un istinto così chiaro e potente. Dobbiamo solo capire da quanti strati di sabbia è stato sommerso, e iniziare a soffiarli via, ad uno ad uno. Con pazienza.

 

Mettere confini può salvarci la vita.

confini, protezione

In alcune situazioni, mettere confini è un salvavita. Ad esempio quando percepiamo che qualcuno ha un comportamento ambivalente, mutevole, che a tratti invade e scvalca quella che sentiamo essere la nostra “linea del rispetto”. Per poi, magari, giurarci amore eterno, o cambiare all’improvviso e mostrarci un altro lato di sè, più affettuoso e disponibile. O più fragile e bisognoso.

I confini fermano e prevengono comportamenti che possono danneggiarci, fisicamente, ma anche emotivamente. Dobbiamo percepirli come un nostro diritto. In ogni situazione. Anche quando l’altro sembra avere più potere di noi, ad esempio nelle dinamiche legate al mondo lavorativo.

Esistono moltissime risorse a cui poter attingere anche quando non si hanno possibilità concrete o non si hanno le forze per sostenere questa azione: ci sono molti centri antiviolenza, sportelli, punti di ascolto in cui poter chiedere aiuto in caso di stalking, mobbing o dinamiche simili. La chiave per farcela, nelle situazioni più difficili, è non essere soli, avere al proprio fianco chi possa offrire aiuto. Dall’aiuto concreto (un rifugio, una tutela legale), all’ascolto e alla comprensione.

 

A ciascuno il proprio spazio.

confini, relazioni, conflitto, rispetto, rabbia, stress

Nella vita, i confini servono proprio per garantire a ciascuno la possibilità di un adeguato spazio di espressione di sè, dei propri bisogni e desideri.

Servono per creare un equilibrio tra i bisogni di tutti che tenga conto delle esigenze del singolo.

Senza confini, il rischio è di non avere i propri bisogni di base soddisfatti, e di non avere il rispetto a cui si ha diritto. E le uniche persone che possono disegnare e presidiare questi confini siamo proprio noi, con un lavoro costante di mediazione con gli altri, in cui dobbiamo trovare il coraggio di chiedere sentendoci pienamente in diritto di farlo.